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Gaeta.Chiusura Punto Primo Intervento: La Protesta del Consiglio Popolare

14/10/2016
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CHIUSURA PRIMO INTERVENTO E FUTURO DEL “DI LIEGRO”:

NOI NON CI FACCIAMO PRENDERE IN GIRO DA CASATI

Prosegue la petizione popolare versoDiLiegro la grande manifestazione del 22 Ottobre

La mobilitazione di Gaeta e delle altre città coinvolte contro la chiusura dei Punti di Primo Soccorso ha già spaventato la Direzione Generale della ASL che evidentemente avrebbe voluto procedere ancora una volta indisturbata, tanto da tentare un maldestro depistaggio attraverso una goffa smentita che di fatto conferma pienamente quanto temiamo. I giornali locali hanno dedicato molto spazio all’ultima riunione provinciale del 5 ottobre tra i Sindaci ed il Direttore Giorgio Casati, finalizzata a tracciare le linee guida per il nuovo piano aziendale della ASL. Contrariamente ai titoli ad effetto in realtà il nocciolo delle affermazioni riportate conferma in pieno le nostre paure sul destino del PPI di Gaeta, del “Di Liegro” e del diritto alla salute dei cittadini. Solo due purtroppo sono gli elementi che si aggiungono ad un quadro per il resto già chiaro. Il primo è che il Manager superpagato Casati, ennesimo curatore fallimentare del nostro sistema sanitario in via di smantellamento nominato da Zingaretti, ci reputa evidentemente dei perfetti idioti in grado di bersi qualunque cosa. Si sbaglia. Il secondo è che Gaeta non è in alcun modo rappresentata ed il suo Sindaco, Mitrano, o è ancora una volta complice di quanto accade o si lascia placidamente prendere in giro da chi solo pochi giorni prima lo rassicurava sul futuro del Primo Intervento garantendogli pubblicamente che nulla era ancora deciso. E’ sorprendente infatti che Mitrano ed il suo rappresentante Dies si facciano abbindolare dalle dichiarazioni ambigue e contraddittorie riportate anche sulla stampa e le ripropongano ai cittadini con piena soddisfazione, diversamente da molte altre amministrazioni che già in sede di assemblea hanno mosso durissime critiche.

Casati afferma che non ci sarebbe alcuna chiusura in vista dei PPI ma una “riconversione delle funzioni di questi mini-pronto soccorso”. Riconversione in cosa? Ci chiediamo noi. Ce lo spiega subito dopo affermando che “l’assistenza va rimodellata a partire dalla presa in carico dei pazienti cronici”. Chiunque, anche un bambino, comprenderebbe tuttavia che Pronto Soccorso e Primo Intervento nulla hanno a che fare con le patologie croniche, come dice il loro stesso nome! Non è un caso se lo stesso Casati si tradisce poco dopo parlando più appropriatamente di “disattivazione” del nostro e degli altri PPI, scandendone addirittura le tempistiche in due fasi. Quello proposto da Casati infatti è, come egli stesso ha spiegato, ancora una volta il modello delle ormai famigerate “Case della Salute”, le quali dovrebbero sopperire allo smantellamento dei presidi ospedalieri ma non sono niente altro che grandi ambulatori. Esse inoltre sono destinate a diventare luogo di visita dei medici di famiglia riuniti in gruppi, facendo saltare un altro importante elemento di qualità del nostro sistema sanitario, ovvero il rapporto di fiducia e conoscenza diretta tra i medici di base e i loro pazienti. Che Casati andasse a domandare ad esempio ad un cittadino di Sezze se è contento e soddisfatto che il proprio Ospedale è stato sostituito da una “Casa della Salute” e poi venga a riferirci che risposte ha ottenuto! In realtà la relazione di Casati non si limita a confermare la disattivazione del PPI di Gaeta ma traccia per il nuovo piano aziendale in via di elaborazione la stessa filosofia applicata fino ad ora e che ha già condotto alla distruzione della sanità pontina e allo smantellamento del Presidio Ospedaliero di Gaeta. Questo accadde, lo ricorderemo fino alla nausea, con l’approvazione del Consiglio Comunale di Gaeta ancora in carica e dello stesso Mitrano che votò il vecchio Piano aziendale attualmente in vigore presso l’assemblea dei Sindaci. E’ la visione del sistema sanitario basata sui grandi centri di Formia e di Latina, oggi in realtà completamente al collasso, schiacciati dal peso di un’utenza ingestibile. E’ la visione che ha condotto alla chiusura o al ridimensionamento di tutti gli altri Presidi, quali appunto il “Di Liegro” di Gaeta, come confermato anche dall’impoverimento dei Centri di Fondi e Terracina e dalla divisione annunciata da Casati in due grandi “Macro Aree”, Nord e Sud, che farebbero di fatto scomparire il Presidio Centro. Un modello fallimentare come dimostrano soprattutto i dati delle migliaia di pazienti che ogni anno vanno a farsi curare presso altre ASL, producendo peraltro costi ingenti. Tutto è ovviamente a favore solo della sanità privata. Questo modello, che Casati intende confermare e rafforzare, ha già mostrato di essere non riformabile. Serve pertanto che finalmente si prenda atto della sua impraticabilità invertendo subito marcia e restituendo la vecchia funzionalità sottratta a Presidi quali il “Di Liegro” di Gaeta. Per queste ragioni confermiamo oggi più che mai l’importanza della petizione già avviata che può essere sottoscritta presso le edicole centrali su Corso Cavour, il “Bar Bazzanti”, il “Tarantella Caffè”, il “Brio Bar”, il Tabaccaio di via Serapide, la macelleria “da Michele”, altre attività commerciali, presso i banchetti organizzati per le strade cittadine e la sede del Consiglio popolare in via Indipendenza 206. Confermiamo inoltre la grande manifestazione cittadina che si riunirà alle 16:00 del 22 ottobre in Villa Delle Sirene per giungere al “Di Liegro”. Queste iniziative non hanno solo l’obiettivo di difendere il Primo Soccorso in via di chiusura ma anche e soprattutto di gridare insieme che rivogliamo il nostro ospedale. Sarà solo l’inizio di una lunga e dura battaglia.

CONSIGLIO POPOLARE OSPEDALE DI GAETA

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