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Il giorno della memoria… scomoda

27/01/2015
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di Giuseppe Giunto –

briganti uccisi 2

La Repubblica Italiana riconosce il giorno 27 gennaio, data dell’abbattimento dei cancelli di Auschwitz, “Giorno della Memoria”, al fine di ricordare la Shoah (sterminio del popolo ebraico), le leggi razziali, la persecuzione italiana dei cittadini ebrei, gli italiani che hanno subìto la deportazione, la prigionia, la morte, nonché coloro che, anche in campi e schieramenti diversi, si sono opposti al progetto di sterminio ed, a rischio della propria vita, hanno salvato altre vite e protetto i perseguitati.

In occasione del “Giorno della Memoria”, si sono organizzate cerimonie, iniziative, incontri e momenti comuni di narrazione dei fatti. In modo particolare nelle scuole di ogni ordine e grado, si terranno riflessioni su quanto e’ accaduto al popolo ebraico e ai deportati militari e politici italiani nei campi nazisti, in modo da conservare nel futuro dell’Italia la memoria di un tragico ed oscuro periodo della storia, nel nostro Paese e in Europa, e affinché simili eventi non possano mai più accadere.briganti uccisi

E’ giusto dedicare una giornata per ricordare le grandi stragi e rendere omaggio ai caduti incolpevoli della follia dell’uomo! Ma chi ricorderà l’olocausto del Popolo meridionale (Duosiciliano) vittima della follia piemontese? Donne, bambini, sacerdoti e uomini che combattevano per difendere la propria terra dall’invasione savoiarda, trucidati indistintamente dalla mano assassina della soldataglia del re usurpatore assoldato dalla massoneria inglese. Se deve giustamente esistere un giorno per la memoria delle vittime dei nazisti, allora ci deve essere altrettanto giustamente un giorno della memoria anche per le vittime Duosiciliane del Risorgimento.

La storiografia ufficiale ha sottaciuto per oltre 153 anni verità scomode. Ora basta. Il Popolo meridionale ha pagato un prezzo troppo alto per l’Unità nazionale: 500.000 morti all’incirca, interi paesi sterminati, terribili violenze e soprusi. Riteniamo che queste vittime debbano essere ricordate.

Gli orrori commessi nel lager piemontese di Fenestrelle, dove furono deportati migliaia di meridionali colpevoli di aver combattuto per il proprio Re, per la propria bandiera, lager dalla quale si usciva solo per essere disciolti, “per motivi igienici”, nella calce viva, questi non meritano il ricordo, questi sono soltanto meridionali. Scrive Lorenzo Del Boca, (Piemontese), in “Maledetti Savoia”: “Le vittime dovettero essere migliaia, anche se non vennero registrate da nessuna parte. Morti senza onore, senza tomba, senza lapidi e senza ricordo. Morti di nessuno. Terroni.”

Le leggi razziali non tradiscono il Risorgimento (nota per il Presidente). Il numero delle vittime a tutt’oggi non è esattamente valutabile poiché non direttamente documentabile, una stima più precisa esiste negli archivi (segretati) dell’Esercito che non ancora si decide a rendere adeguatamente fruibile. Da calcoli empirici fatti da stime di alcuni giornali stranieri del tempo che si affidavano alle informazioni ufficiali del nuovo Regno d’Italia, in un solo anno, dal settembre del 1860 all’agosto del 1861, vi furono nell’ex Regno delle Due Sicilie: 8.964 fucilati, 10.604 feriti, 6.112 prigionieri, 64 sacerdoti uccisi, 22 frati uccisi, 60 ragazzi uccisi, 50 donne uccise, 13.529 arrestati, 918 case incendiate, 6 paesi dati a fuoco, 3.000 famiglie perquisite, 12 chiese saccheggiate, 1.428 comuni sollevati. Il giornale francese ” De Naples a Palerme” (1863-64) parla di 10.000 napoletani fucilati o uccisi in combattimento, più di 80.000 arrestati, 17.000 emigrati a Roma e circa 30.000 nel resto d’Europa. Il dato sugli arrestati è lo stesso quando il ministro della guerra, Della Rovere, dichiara al Senato che 80.000 uomini dell’ex Armata borbonica, arrestati, avevano rifiutato di servire sotto la bandiera sabauda. Totale delle perdite (militari e civili): stime che arrivano a 100.000, di cui: caduti in combattimento: stime che arrivano a 50.000 fucilati o morti in carcere. Totale dei detenuti: stime che arrivano a 50.000, di cui: detenuti all’ergastolo, detenuti a varie pene detentive. Totale dei condannati: stime che arrivano a 50.000, di cui: detenuti dopo un processo, detenuti senza processo 85 000 uomini in tutto il periodo, divisi in: centinaia di bande, non coordinate tra loro e composte ognuna dai 5 ai 900 guerriglieri. A cui si sommano: un numero imprecisato di civili e sacerdoti insorti, senza appartenenza diretta alle bande armate.

E così, per fare questa Italia, si fecero i campi di concentramento per duosiciliani a Fenestrelle, S. Maurizio Canavese, Alessandria, San Benigno in Genova, Milano, Bergamo, Priamar presso Savona, Parma, Modena, Bologna, Ascoli Piceno e altre località del Nord.

Quasi tutti i popoli invasori hanno chiesto scusa ai loro colonizzati, solo l’Italia nasconde la sua vergogna.

Oggi, ricordando tutti i meridionali deportati nei campi di concentramento dei nazisti, rivolgiamo un pensiero anche a quelli che morirono di freddo e fame, lontano dalla loro terra e dalle loro famiglie, per mano di altri italiani. Il giorno della memoria non è legato ad una specifica violazione dei diritti umani, ma a tutte le pagine volutamente “dimenticate” dalla Storia ufficiale. Nessuno ha il diritto di non ricordare tutte le vittime e gli innocenti che le volontà di dominio, controllo dei potenti, hanno determinato nel corso dei secoli. Bisogna ribadire a gran voce il diritto della Gente del Sud Italia a ricordare le decine di migliaia di vittime – contadini, pastori, braccianti – che furono fucilati, rinchiusi e sterminati nei campi di concentramento piemontesi ai tempi della cosiddetta Unità d’Italia, una vera e propria conquista del Sud.

Noi meridionali attendiamo che anche su questi avvenimenti che ci riguardano ci sia una memoria storica: è nostro diritto di uomini liberi di denunciare i caratteri antidemocratici, razzisti, illiberali e di genocidio posti alla base della formazione della nazione italiana. Occorre indagare, ricercare e divulgare giacché la Memoria influenza la storia presente, i rapporti tra gli uomini ed il futuro.

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