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Se decolla il Sud, parte l’Italia

27/01/2016
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di Antonio Pulcrano

 

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Sabato sera, 9 gennaio, a tarda ora, Rai 1 trasmetteva, col nuovo format “Cose nostre”, un programma-inchiesta sulla storia della camorra a Forcella. Partiva dagli anni ’80 e ’90 con la vicenda dei Giuliano, con testimonianze giornalistiche e della gente del posto, fino a giungere alla situazione attuale, sfuggita di mano, in realtà, ai clan tradizionali. Un servizio, tutto sommato, vero, condivisibile, aderente ai fatti, nudo e crudo, ma con la solita pecca di tutti i media italiani quando dissertano di Sud e di Napoli in particolare, specie se calano dal Nord. Ci si limita, infatti, alla mera rappresentazione dell’esistente, senza mai una approfondita analisi politico-economico-sociale delle cause che hanno determinato tali fatti. L’attuale parroco della Parrocchia di Forcella, qualche giorno prima, in un altro servizio, aveva tuonato: “Aderire alla camorra non è una scelta di prima mano, ma una necessità. E’ la disperazione di questi ragazzi a spingerli verso il delinquere, e la cosa migliore che riescono a fare, politici e istituzioni, è promettere, ma con le promesse non si risolve nulla”. Ecco, i servizi giornalistici, nella migliore delle ipotesi, quando non è uno sputtanapoli a priori, delegano la denuncia delle vere cause agli stessi protagonisti, ai parroci, alla Chiesa per lo più, agli educatori, ma mai direttamente si assumono la responsabilità e l’onere di indicare i veri “colpevoli” di tutto il negativo che avviene, pur tra innegabili positività, nelle nostre città. La colpa è certamente del lassismo e del disinteresse di questo Stato padrone. I politici meridionali, poi, spesso cacofonie di sé stessi, suoni sgradevoli di una fiducia che non meritano, quando vanno a Roma assumono il ruolo di “Uomini di Stato” e si ergono a rappresentare un ruolo istituzionale, dimenticando però la gente che rappresentano e le priorità che hanno lasciato.

A Forcella oggi, ma ieri l’attenzione era per la Sanità e prima ancora per Scampia e domani sarà per un altro rione, così come gira il momento, le Istituzioni sono completamente assenti, la Chiesa arranca in affanno facendo il massimo possibile, lo Stato latita e, pensate un po’!, l’unico presidio positivo è rappresentato da Giannino. Sì, Giannino! Giannino Durante, il padre di Annalisa, la ragazza uccisa per errore in una sparatoria nel 2004. Questo signore, già venditore ambulante, già semianalfabeta, dopo la morte di sua figlia si inventa, in proprio, per contribuire al riscatto del quartiere, la raccolta e la distribuzione nientemeno che di… libri. Sì, libri! Grazie, signor Durante. Grazie per quello che fa. Se uno solo dei ragazzi di Forcella legge un suo libro, la morte di Annalisa non sarà stata vana. Naturalmente le nostre considerazioni nulla hanno a che vedere con la vera criminalità organizzata – qui parliamo di “muschilli” – coi colletti bianchi, con le collusioni politiche ad ogni livello. Sappiamo come sono nate le mafie e cosa rappresentano.

Attualmente al Sud non esistono progetti o realizzazioni di opere pubbliche di un certo rilievo (tranne alcuni cantieri sulla SA-RC), mentre Renzi afferma che “se decolla il resto d’Italia, parte il Sud”. E no, Egregio: se decolla il Sud, parte l’Italia. Masterplan e bufale assimilate sono già nel dimenticatoio. Il problema del meridione non sono le mafie o le camorre, è la disoccupazione, vera tragedia dei nostri giovani. Noi non vogliamo altro che gli stessi investimenti, gli stessi soldi, la stessa progettualità profuse in altre parti del Paese. Hanno dato il Sud per spacciato, in vita solo per il mercato che rappresenta, finché dura. Invece no, non siamo finiti e mai lo saremo. Abbiamo risorse ed eccellenze incredibili, ma è terribile avere il proprio stesso Stato che ti rema contro.

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